La storia della Chiesa
di S. Maria delle Grazie è strettamente legata
alla presenza degli Agostiniani giunti in terra di
Bari al seguito di alcune famiglie lombarde (Capitaneo,
Cesena, Scarli), appartenenti alla corte di Isabella
d’Aragona. Imparentata alla famiglia Capitaneo
era Mariella Faenza che il 14 marzo 1591 dona all’ordine
agostiniano un terreno perché sia avviata la
fondazione del “Convento di Sant’Agostino
sotto il titolo di S. Maria delle Grazie”. Nello
stesso terreno c’era già una chiesetta
dedicata a S. Maria delle Grazie e, a ridosso di questa,
inizia la costruzione del convento. Nel 1618 il convento
degli Agostiniani è una realtà ed il
18 marzo di quell’anno viene consacrata la nuova
chiesa di S. Maria delle Grazie. Il legame tra Modugno
e gli Agostiniani si rafforza durante l’epidemia
di peste del 1656 e, proprio come riconoscenza per
la loro abnegazione, la città proclama come
suo patrono S. Nicola da Tolentino, frate agostiniano
vissuto tra il 1245 ed il 1305. Un’altra data
importante per il convento di S. Maria delle Grazie
è il 10 marzo 1799, giorno in cui gruppi di
Sanfedisti, giunti a Modugno per punire la sua adesione
alla Repubblica Partenopea, compiono razzie su tutto
il territorio e devastano convento e chiesa, uccidendo
quattro conversi e danneggiando anche la statua di
S. Nicola da Tolentino che si trovava in una cappella
della chiesa stessa. In seguito, per effetto di un
decreto di Gioacchino Murat, nell’aprile del
1813 la struttura dell’ex convento viene assegnata
al Comune di Modugno perché venga utilizzata
come Ospedale e poi dal Comune affidata all’opera
pia Sacro Monte di Pietà, che si impegna ad
amministrare l’ospedale e a mantenere aperta
al culto la chiesa.
Per più di un secolo la Chiesa S. Maria delle
Grazie rimane inutilizzata, finché il 15 maggio
del 1950 l’Opera Pia “Sacro Monte di Pietà”
concede alla diocesi di Bari la chiesa, perché
sia istituita una seconda parrocchia in Modugno.
CENNI ARTISTICI
Vista
dall’esterno, la chiesa non ha particolari pregi
artistici. Sull’architrave della porta maggiore
vi è lo stemma della famiglia Faenza e l’iscrizione
“Augustine lux doctorum – Firmamentum
Ecclesiae” (O Agostino, luce dei dottori, firmamento
della Chiesa). Sulla facciata sono presenti anche
l’altorilievo della Madonna delle Grazie, collocato
al centro del timpano, e il busto dell’Ecce
Homo nella nicchia al di sotto del finestrone di facciata
.
La chiesa misura 25 m di lunghezza e 8 di larghezza,
escluse le cappelle; ha forma rettangolare e unica
navata, con quattro cappelle laterali. Tutto l’interno
è decorato con stucchi di pesante barocco.
Le cappelle furono costruite da famiglie private i
cui stemmi si vedono sugli archi di ciascuna (Faenza,
Grandi, Risotto, Scarli, Scura ). La prima a destra,
presso l’altare, era l’antica cappella
della Madonna delle Grazie, incorporata nella costruzione
della nuova chiesa. Questa cappella fu murata ed adibita
ad ufficio parrocchiale con l’istituzione della
parrocchia e, solo con i restauri dell’anno
2000, è stata riportata allo stato originale;
presenta una copertura a padiglione, unghiato su tre
lati, un’elegante decorazione pittorica a finte
architetture segna la parte centrale, dove risalta
un’immagine della Madonna, mentre angeli musicanti
ornano le lunette ogivali. La seconda cappella era
dedicata alla Pietà, ora è dedicata
al Crocifisso; sulle pareti vi sono tre grandi affreschi
raffiguranti episodi della vita di S. Francesco da
Paola , in cui sono stati ritratti anche i committenti
Domenico e Nicola de Risotto, mentre sotto l’altare
è presente un gruppo scultoreo del “
Compianto sul Cristo morto” in pietra leccese.
La terza cappella conteneva parecchie statue dei misteri
della Passione che vengono recati in processione il
Venerdì Santo. Nei restauri del 1952 le nicchie
furono chiuse, le statue affidate a privati o comitati
e nel 1954 la cappella fu trasformata in Grotta della
Madonna di Lurdes.
Ultima, vicino l’ingresso, era la cappella dedicata
a San Nicola da Tolentino. Ha un altare di elegante
scultura barocca leccese con colonne a spira; sull’altare,
in una nicchia, era contenuta una statua lignea del
Santo che, per la trasformazione della cappella in
battistero nel 1963, fu conservata presso il museo
diocesano di Bari e riportata nella sua sede originaria
nel corso dei restauri dell’anno 2000.
Negli arconi di sinistra si possono ammirare, a partire
dall’ingresso, una tela rappresentante la Madonna
del Carmine, un altare ligneo dorato, dedicato in
origine alla Madonna della Cintura, ed oggi ornato
con un quadro del Sacro Cuore con, nel riquadro, un’antica
raffigurazione di Sant’Agostino, ed infine una
tela raffigurante San Carlo Borromeo. Nell’abside
vi è in alto una pregevole cantoria in legno
con ricchi intagli dorati, avente al centro in rilievo
una grande aquila bicipite con lo stemma dell’ordine
agostiniano: un cuore trafitto sormontato da una corona
ed un libro su cui si legge “Augustinus lux
doctorum”. Il precedente altare maggiore lapideo
decorato a stucco è stato sostituito per rispettare
le norme postconciliari che volevano la celebrazione
frontale.
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